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FEDERALISMO
al contrario
 
Con Corrado Tomasi, da pochi mesi Presidente della Comunità Montana di Vallecamonica, analizziamo il difficile momento della Valle e del suo Ente in particolare.
 
 
er capire che personaggio è Corrado Tomasi basta consultare il sito della Comunità Montana di Vallecamonica. Dove altri si dilungano in lunghi e dettagliati curriculum lui si limita a una foto. Questo per sottolineare che un presidente più “camuno” di così la Comunità Montana non potrebbe averlo.
 
 
A dispetto di così poca attenzione per l’immagine, basta dare inizio all’intervista perché la sua esposizione si trasformi in un autentico monologo, a conferma che le idee sono chiare e le linee di sviluppo che vuole dare alla Comunità Montana di Vallecamonica sono altrettanto ben definite, anche se gli ostacoli sono molti e non tutti facilmente superabili. Del resto la sua militanza politica nel Partito Democratico è stata molto apprezzata a livello locale avendo ricoperto per due legislature la carica di sindaco di Temù.

«I guai per le Comunità Montane sono iniziate con le scelte dell’onorevole leghista Calderoli che ne ha di fatto decretato la fine - entra subito nel merito Tomasi -. Sicuramente il progetto della Lega di istituire delle Province Montane al posto delle Comunità è molto valido. Peccato che si siano smontate delle strutture che, almeno qui al Nord, funzionavano, per sostituirle con il... nulla. Infatti se la Regione Lombardia non avesse lanciato un provvidenziale salvagente per noi sarebbe stata la fine, senza che nessun altro organo istituzionale si facesse carico di tutte le problematiche di gestione del territorio che da sempre è il compito principale delle Comunità Montane. Quindi si è praticata una sorta di federalismo fiscale al contrario (come del resto è stato fatto anche con la soppressione dell’ICI sulla prima casa), si sono tolte delle risorse alla nostra terra (e questi soldi sono rimasti a Roma) per promettere in futuro una cosa, forse più razionale ed efficiente, ma al momento inesistente. Noi ci troviamo così a fronteggiare una situazione di emergenza finanziaria, cercando di continuare a garantire al territorio quel supporto e quell’attenzione in termini di gestione che sono indispensabili per poi non trovarsi a far fronte a dissesti e disastri come sempre più spesso succede. È infatti il caso di ricordare il compito delle Comunità Montane che, nate prevalentemente per operare in ambito ambientale, oggi hanno un ruolo fondamentale nella salvaguardia dell’equilibrio idrogeologico, con un incarico decisionale sulla concessione di autorizzazioni per le opere edili nelle aree soggette a vincolo, ma anche cura dei boschi e dei sentieri che li attraversano. Negli anni si è aggiunta anche una funzione di coordinamento nei servizi per i vari comuni, senza dimenticare la promozione turistica e la valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare la Comunità Montana di Vallecamonica è l’Ente gestore del Parco Regionale dell’Adamello ed è anche la più vasta come area e come numero di comuni, che sono ben 41. Un impegno gravoso perché i problemi sono tanti e tutti di difficile soluzione, primo fra tutti quello del calo demografico, a cui è difficile porre rimedio quando non si hanno le risorse per lanciare iniziative che possano creare reali soluzioni lavorative e sociali per incentivare la gente a restare a vivere nelle valli. Oggi è già complesso garantire le minime condizioni di manutenzione del territorio, e tutti sanno quanto poi porre rimedio a dissesti geologici (si pensi solo alla vicina Valtellina) sia molto più costoso che prevenirli, senza contare i rischi per la vita di centinaia di persone».

Inevitabilmente si finisce sempre a parlare di risorse economiche. «Non potrebbe essere altrimenti - incalza Tomasi -, quando i trasferimenti pubblici si sono dimezzati in pochi anni (da 900 mila euro del 2006 ai circa 500 mila attuali) è inevitabile trovarsi con la classica “coperta corta”. Per questo io ho individuato nello sfruttamento delle risorse idriche, nell’acqua di cui ne abbiamo in gran quantità e nella produzione idroelettrica, una sicura fonte di sostentamento per la nostra valle e le sue esigenze. È questa la mia battaglia: far sì che sia un ente pubblico ad avere la priorità nello sfruttamento delle risorse idroelettriche. Così attualmente non è, con Eni ed Edison che si spartiscono il grosso della produzione, mentre invece nella famosa Legge 97, meglio conosciuta come Legge della Montagna, era previsto ben altro, ma il tutto è stato completamente disatteso. Allora si diceva che addirittura il 30% delle risorse dovessero restare in loco, forse era troppo, ma da lì a niente… Non si tratta di assistenzialismo, ma di garantire la possibilità per le istituzioni locali di utilizzare le risorse per fare del bene al loro stesso territorio, mentre invece adesso sono a solo vantaggio dei privati e, per la Vallecamonica, stiamo parando di svariati milioni di euro. Ha detto bene Enrico Borghi, Presidente dell’Uncem, l’Unione delle comunità montane nazionali, quando ha affermato che le grandi multinazionali trattano le istituzioni locali come “la Compagnie delle Indie trattava i nativi nel ‘600 permutando l’oro con collanine e specchietti…”

Purtroppo la Lombardia non è una regione a statuto speciale, come la Valle d’Aosta o il Trentino che possono vantare maggiori risorse da destinare alle Comunità montane, noi dobbiamo operare con quello che abbiamo ed è per questo che chiediamo a gran voce che le risorse locali abbiamo una ricaduta diretta a nostro favore».

«Nonostante tutto non rinunciamo però a operare - conclude Tomasi -. Tutto quello di cui disponiamo, rinvigorito dai contributi che ci vengono elargiti dal BIM, il Consorzio dei Comuni bresciani appartenenti al Bacino Imbrifero Montano del fiume Oglio, lo impegniamo nella tutela e manutenzione del territorio, che resta il nostro compito principale, ma anche in importanti progetti culturali. A questo proposito, in partnership con la Fondazione Cariplo, ne stiamo sviluppando uno particolarmente significativo per la valorizzazione dei Graffiti Camuni, patrimonio dell’Unesco, che costituiscono un’importante risorsa per Capo di Ponte e tutto il territorio limitrofo. Ma siamo impegnati anche nel recupero e restauro di siti storico-religiosi, come è recentemente successo per le Cappelle di Cerveno. Vorrei che fosse chiaro questo concetto: la Comunità Montana di Vallecamonica non è un ente assistenziale, ma una risorsa viva del territorio e come tale non solo va difesa ma potenziata, solo così si potrà veramente lavorare per il & bene della nostra Valle».
 
direttore editoriale Carletto Bertoni
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